Conferenza stampa di tre ore oggi pomeriggio a Sanremo. A tenere banco oltre all'affaire Berté anche i cavilli del regolamento che impediscono di mostrare di sera in sera le classifiche dei big. Questa norma del regolamento è stata creata di concerto con l'etichette per non scoraggiare le vendite dei dischi durante la settimana del Festival o influenzare le future votazioni.
Secondo Baudo il motivo di questo cavillo però è anche il risultato di una certa allergia da parte dei cantanti nostrani verso il mettersi a confronto. "A differenza degli americani, i nostri VIP temono la competizione", ha affermato Pippo.
Riguardo alla possibile squalificazione della Berté perché il suo pezzo non sarebbe inedito, Baudo ha cercato di barcamenarsi, ma si notava un certo nervosismo. Ora sarà il team legale del Festival a decidere la sorte della canzone. Pippo ha anche cercato di ridere sulla questione, "Finalmente un po' di pepe in questo Festival", ha scherzato il presentatore.
Ho tentato inutilmente di fare qualche domanda a Jacopo Troiani, il bambino prodigio presente a Sanremo. Il ragazzo è così timido che sussurrava, per cui gran parte dell'intervista risulta inutilizzabile. Mi ha fatto tenerezza vedere quanto Jacopo fosse così professionale e spigliato sul palco e invece così in imbarazzo in una dimensione che, evidentemente, non sente sua.
Federico Zampaglione dei Tiromancino non mi ha voluto parlare perché doveva essere sfamato.
Amedeo Minghi era senza cappotto e per cui no, niente "Ciao America On Line".
Infine grande Little Tony che si è fatto intervistare in inglese! Giusto per ricordarci che è stato lui ad insegnare ad Elvis come si diventa Elvis.
Pippo Baudo è un uomo d'onore ed ha mantenuto le promesse. Per cui inizio più spedito, meno fronzoli, e dritti al sodo. Incomprensibile la finta entrata di Bianca Guaccero. Ma non hanno spiegato a Gino Landi che il tempo è denaro? Soprattutto per noi giornalisti che paghiamo ogni secondo di connessione a peso d'oro. La cosa più riuscita del Festival sino ad ora, a parte il servizio in camera extra lusso del mio albergo e l'affascinantissimo cameriere, è lo sketch pubblicitario di Aldo, Giovanni e Giacomo, la rockstar posticcia del loro spot è più credibile ed intrigante di qualsiasi artista presente all'Ariston.
I cantanti si susseguono alla velocità della luce e non rimane nulla o quasi delle loro canzoni. Brutto segno. La banalità è imperante e così deprimente che non resta spazio neppure per un po' di sana cattiveria, lo sport preferito per molte ragazze single e sovrappeso come me. E allora via alle danze.
Mario Venuti. Che stile, che classe. Il pezzo sembra Baglioni che fa le cover dei Blur però. Voto 6 e mezzo.
Amedeo Minghi. Si è tagliato il codino. Unica cosa degna di nota. Voto 5
La Scelta. Di chi esattamente? Chiunque sia va percosso. Il prossimo che mi rifila la solfa del multiculturalismo lo faccio menare dal mio amico Assan. Voto 3 per il buonismo furbetto.
Lola Ponce e Giò Di Tonno. Lei è una sirena. Lui una fochetta impertinente. Sono simpatici, ma la Gianna stavolta ha fatto cilecca. Voto 5/6
Sonhora. Sono due, non ne bastava uno? Voto 5. Al parrucchiere
Gianluca Grignani. Che bono, mi si passi il gergalismo. Si è fatto chiaramente una cura ricostituente a base di Vasco e Beatles. Che novità. Bentornato. Voto 6/7.
Jacopo Troiani. Noi, ragazzi di oggi, noi. Il più professionale di tutti. Ha quindici anni e mi inquieta. Voto 6 alla giovinezza che si fugge tutta via.
Mietta. Dejá Vu. Voto 5.
Rosario Morisco. Ecco un altro boy scout dei miei stivali. Credo che a Kabul i suoi dischi andranno a ruba. Perché non considerare una proficua esperienza all'estero, dunque. Di questi tempi fa curriculum. Voto 3.
Loredana Berté. La strega di Biancaneve. Ma è stata l'unica in grado di dare un taglio al russamento generale della sala stampa. Voto 6. Al barman.
Little Tony. Il mio personale eroe del Festival. Voto 7. All'ultracorpo che si è impossessato di lui.
I Duran Duran. I miti non dovrebbero invecchiare così ingloriosamente. Simon ha assassinato il micio per farsi un toupet? Lo ripeto, il chirurgo di Toto riceve su appuntamento.
Ariel. Di ribbbbelle c'è solo la dizione. Voto 4. Alla presunzione.
Balletto etnico. Le ragioni di questo intermezzo mi rimangono oscure ed impenetrabili.
Tiromancino. Zampaglione è uno sfiatato, ma il pezzo tiene. Voto 7.
Riccardo Cocciante presenta "Romeo e Giulietta". Non posso dire niente. Cocciante ha ridato speranza alle mie aspirazioni frustrate di unirmi al jet-set, quindi, ogni sua manifestazione è per me destinataria di sincerissime e spontanee lodi.
Finley. L'adrenalina se la sono già presa tutta. Evidentemente. Si dicono rock, e per questo il loro essere così soporiferi è più che semplicemente inaccettabile, è criminale. Voto 4.
Francesco Rapetti. Leggi Mogol. E basta. Voto 5.
Sergio Cammariere. Il Sergio ci piace, ha carattere ed è un giovanotto capace. Voto 7.
Valeria Vaglio. L'amore saffico di Valeria è meglio del visagista della Tatangelo. Voto 6.
La Selecao Sacerdoti. La beneficienza fa audience.
Buonanotte. Mi si incrociano gli occhi.
A domani.
Se non fosse stato per Antonio Ciacci, meglio noto come Little Tony, chissà forse l'Italia non avrebbe mai conosciuto la dirompenza del Rock'n'Roll. Esagerazioni a parte, Little Tony è stato uno dei pionieri e degli interpreti più emblematici del fenomeno nel nostro Paese.
Scoperto da un talent scout inglese, nel 1958 l'artista si trasferisce a Londra, dove lo attende una fortunata carriera con la sua band, Little Tony and His Brothers. La fama in Italia arriva solo qualche anno dopo, nel 1961, quando partecipa a Sanremo in coppia con Adriano Celentano, interpretando '24000 Baci'.
Gli anni Sessanta vedono Little Tony impegnatissimo a sfornare una hit dietro l'altra: "Il Ragazzo col Ciuffo", "Riderà", "Cuore Matto". Nel frattempo debutta come attore e autore per i così detti "musicarelli". Dal cinema alla TV la transizione è naturale e il cantante diventa una presenza fissa e graditissima di tutte le principali trasmissioni del piccolo schermo.