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Stasera si riparte, tra promesse e critiche.

La conferenza stampa di stamattina sembrava un funerale. Le facce di Pippo, Del Noce e Chiambretti erano così lunghe che ci si poteva inciampare. Il Festival appare sotto tono, zoppicante e affaticato. Pippo e Piero promettono cambiamenti di ritmo, ma sinceramente la cosa sembra poco attuabile.

Dopo le giustificazioni dei diretti interessati sono stati presentati gli ospiti di questa sera, oltre ai beniamini del gerontopop Duran Duran, anche Cocciante. Chissà se Riccardo mi sfodererà i nuovi acquisti made in White Stripes. Ma soprattutto, è il caso che consigli ai Duran Duran di rivolgersi al curatore di immagine di Toto Cutugno? E al suo chirurgo? Non lo dico io. Appena il caro Toto è salito sul palco la parola botox ha iniziato a circolare all'impazzata.

Oggi inoltre conferenze stampa di Fabrizio Moro e Francesco De Gregori, pardon Valerio Sanzotta. La mia modesta opinione è che la simpatia non sia esattamente la dote più spiccata di entrambi. Certo essere affabili non fa scrivere belle canzoni, come neppure la spocchia, che tra l'altro fa vendere pochi dischi.

L'impressione imperante al Festival è che si sia andati al risparmio. In tutto. Ospiti, vallette etc. Vi basti sapere che in sala stampa l'accesso ad internet è a pagamento e dei poveri liceali stagisti vengono schiavizzati.

Cocciante si aggira per Sanremo. Con una maglietta dei White Stripes.


Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare.

No, non potete.

Ieri sera, o meglio ieri notte mentre tornavo al mio amato hotel, agognando il caldo e confortevole divano letto che la direzione dell'albergo mi ha magnanimamente riservato, riflettevo sul perché TUTTI i giornalisti fossero stati invitati al mega party dei Duran Duran tranne me. Pensavo a cosa avevo fatto di sbagliato per non meritarmi cotanto onore. Il mio abbigliamento made in Primark from London forse? O il capello carota ascendente al cielo, che Tina Turner in confronto ha i capelli lisci effetto seta? Credo che in fondo anche loro non mi riconoscano come loro pari. Insomma scrivo per un "portale", mon dieu, ma che volgarità.

Comunque rientro mogia mogia alla base quando noto nella hall, davanti ad una mega TV a schermo piatto, LUI. Riccardo Cocciante. Strabuzzo gli occhi. No, non è vero! Ma allora non sono una sfigata senza la minima traccia di glamour nelle vene! Anche io in questo Sanremo dei poveri ho diritto alla mia dose di celebrity spotting! Avrò qualcosa da racconatre alla mamma che è tanto fiera di me perché sono qui a fare l'inviata! Grazie Riccardo, appena torno a casa mi compro tutti i tuoi dischi e farò voto di non prendere mai più per i fondelli mia sorella, per i suoi discutibili gusti musicali. Mai più. Tu ora sei il mio nume tutelare. Il mio scintillante angelo di Sanremo.

Ma, un momento, ma cos'hai addosso, Riccardo? Le parole falliscono. Non posso in alcun modo dare conto dello sbigottimento provato dopo aver visto ciò che ho visto. Riccardo Cocciante indossava una maglietta dei White Stripes! E' tutto così paradossale da poter essere anche vero. Per la precisione non è una semplice T shirt, ma una casacca, di quelle che i fan più duri si comprano su internet, magari in edizione limitata. Basita.

Provo a fare una foto, ma il suo entourage mi minaccia di morte e il personale dell'hotel, molto più efficacemente, paventa il sequestro del divano letto. Ma io vi giuro sulla mia famiglia che quella era una maglia dei White Stripes. D'altronde l'influenza del garage nell'ultima produzione di Cocciante è assolutamente lapalissiana. Adesso non ditemi che il tema di Esmeralda non vi ricorda "Seven Nation Army"!

Bugiardi!